VIAGGIO A CUBA

2009

Un viaggio a Cuba era da tanto tempo desiderato, ma sempre rimandato, l'idea era di farlo prima della morte di Castro, pensavamo che ciò portasse poi dei cambiamenti notevoli nella vita di Cuba e soprattutto in quella dei cubani, il nostro timore era un repentino stravolgimento di tutto, anche se non sapevamo di cosa. Il nostro rimandare era legato in sostanza alla buona salute del lider maximo, ultimamente però il grande vecchio aveva cominciato a perdere colpi, anzi era quasi sparito dalla vita pubblica, le rare notizie che giungevano su di lui dagli Stati Uniti lo riportavano pressoché morto, anche se erano prontamente smentite da altre notizie e altri filmati provenienti dall'Isola, che lo vedevano a conversare magari con il fratello Raul, oppure nel suo letto preso a scrivere qualche altra sua verità. Non che fosse in gran forma , ma nemmeno morto.

guida

Alla fine di gennaio del 2009, morto o non morto ci siamo decisi, e in breve abbiamo cercato di organizzare qualcosa che non sembrasse la solita “ vacanza a Cuba”. Per cui via il Varadero, via quasi tutte le spiagge della costa e dei Cayo del Nord, a malincuore devo dire, perché sicuramente le più belle, purtroppo, perlomeno per questa volta rimarranno nel nostro immaginario, la scelta è stata di cercare una Cuba meno turistica, quindi, così è stato. La ricerca su Internet, del volo, si è protratta per alcuni giorni, non perché non l'avessimo trovato, ma perché quello che avevamo trovato con Airfrance, addirittura da Firenze, cambiava prezzo ogni giorno, se non ogni ora. Alla fine abbiamo dovuto cedere non sul più economico ma quasi. Quindi la parte burocratica dei visti è stata particolarmente facile, e sbrigativa, un'agenzia di viaggi vicinissima a casa ci ha venduto per un buon prezzo, anche se poi abbiamo scoperto che era soltanto il doppio del costo reale, il visto di ingresso, o meglio la targhetta dove poi la polizia di frontiera cubana è andata a mettere il suo timbrino, lasciando, con nostro disappunto, noi collezionisti di timbri di frontiera, il nostro passaporto privo di qualsiasi traccia cubana, peccato. 
Ci hanno tranquillizzati, spiegandoci che con un passaporto timbrato dai cubani non sarebbe poi possibile entrare negli Stati Uniti..... E chi se ne frega !!!
habana club

Frugando in internet e interrogando parenti, amici e amici degli amici, ci siamo convinti che i nostri alloggi a Cuba non sarebbero stati villaggi o Hotel, ma “ case particular”, cioè a casa dei cubani, il massimo, per noi. La scelta della prima ed unica casa prenotata a l'Havana è stata determinata dalla foto dei volti rassicuranti dei due proprietari, una coppia cubana non più giovanissima, con un lui, Felix con una barba candida alla Hemingway, e lei una simpatica tipica signora cubana. Ci hanno da subito ispirato sicurezza e tranquillità, in più il loro recapito era una mail di una signora italiana. Abbiamo inviato la nostra richiesta di tre notti lasciando anche il nostro numero di telefono, la signora italiana ci ha contattati velocemente, ci siamo accordati su prezzo e altri particolari, e siamo poi rimasti in contatto per altri consigli riguardo il viaggio. Abbiamo, dall'Italia, potenza della rete, prenotato anche presso una compagnia aerea di Cuba, un volo interno Santiago-l'Avana. Nei giorni prima della partenza abbiamo acquistato guide, mappe stradali, e tutto quello che ritenevamo necessario per questo viaggio. Quindi abbiamo aspettato con ansia la partenza. Eviterò di descrivere il viaggio in aereo da Firenze a L'Havana, non ha niente di interessante, anzi è stato noioso e scomodo, tra una corsa e l'altra per il cambio a Parigi; l'aereo niente di speciale, anzi, il poco spazio fra i sedili, il cibo scarso e banale, la proiezione di un misero film di animazione, ed il ritardo all'arrivo di 2 ore, nonché la misteriosa chiusura di un'ora dell' aeroporto dell'Avana che ha provocato uno scalo imprevisto al Varadero, ci ha fatto riconsiderare le qualità vantate da Airfrance. Le formalità di ingresso a Cuba sono state sbrigative, niente controllo sui bagagli, solo una foto fatta con computer e web-cam, l'unica vista a Cuba in 17 giorni, utilizzata per immagazzinare le foto di tutti i turisti che entrano a Cuba. Presi i bagagli in perfetto stato, ci siamo lanciati verso l'uscita, direttamente nelle braccia dei tassisti, primo rapporto umano, di solito negativo, come tra l'altro succede in tutti i paesi del mondo. In aeroporto conosciamo anche il CUC (Peso convertibile) creato apposta per cambiare valuta pregiata, prima il dollaro, ora l'Euro. Il suo valore molto diverso dal Peso National, 1/24 e 0,85 €. ne fa ormai la moneta corrente usata da tutti, sia turisti che cubani. Con 20 CUC, il taxi ci porta, su nostra richiesta e non senza difficoltà nel cuore del Vedado, un quartiere residenziale a quindici minuti dal vecchio centro dell'Havana, fatto di vialetti alberati con strade ad angolo retto e denominazione impossibile per un comune mortale. Comunque arriviamo a destinazione dopo 40 minuti. E' tardi a casa non ci aspettavano più, ma ci aprono lo stesso, Felix ci accoglie in mutande, forse stava già dormendo, si mostra comunque paziente e gentile. Ci dobbiamo arrangiare, in una camera senza bagno, domani verremo spostati in un'altra, a noi stasera sembra una reggia anche questa. La mattina seguente conosciamo meglio i nostri ospiti; Felix ha una vaga somiglianza con Hemingway, vaga, dovuta essenzialmente alla barba bianca corta ben curata, per il resto è abbastanza magro, molto loquace, come la maggioranza dei cubani. Lidia, piccolina un po' ingobbita, capelli rossi all'henne, radi, tratti e colore della pelle più caraibici di Felix, ma  niente di quello che ci si può immaginare di una cubana, è una simpatica signora un po' in là con gli anni che ci tiene molto all'aspetto e all'abbigliamento.patio felix

Ci prepara una colazione da far resuscitare un morto; frutta tropicale a volontà, marmellata, burro, e caffè, e un ottimo frullato di guajaba, una piacevole scoperta per noi, il tutto servito, come lo sarà ogni mattina, nel patio-giardino, in mezzo a svariati tipi di piante verdissime e ed in salute, niente a che vedere con il nostro terrazzo, nonostante i nostri sforzi.
Facciamo conoscenza anche degli altri inquilini della casa, o meglio le inquiline in quanto sono quattro amiche italiane in vacanza a Cuba, molto giovani simpatiche.
Fissiamo una cena comune per la stessa sera in casa di Felix, menù a base di aragosta. Mi sembra una buona accoglienza per iniziare. La casa di Felix, è parte di una villetta anni trenta, divisa brutalmente in tre appartamenti, forse dopo l'avvento di Fidel, ha un lungo e stretto ingresso sul quale si affacciano le camere ed un bagno, termina nella sala da pranzo dalla quale si accede al giardino sul retro e alla cucina. Ha mobili vecchi più che antichi, di legno scuro con le immancabili sedie a dondolo poste davanti al televisore, elementi comuni a tutte le case cubane, sedie a dondolo e televisore. Alla fine del lungo ingresso si trova un piccolo banco bar con molte bottiglie, vuote, attrezzi per preparare cocktail mai utilizzati, souvenir e altre cianfrusaglie apparentemente  inutili per noi, ma sicuramente piene di storia e ricordi per i proprietari. La casa è accogliente, pulita, dignitosa come i “proprietari “, simpatici e disponibili, Felix è fonte inesauribile di consigli e informazioni, conosce bene Cuba, ma anche l'Italia dove è stato ospite da amici con Lidia. Usciamo e a piedi arriviamo fino al Malecon, E' domenica mattina e la città ancora dorme, c'è poca gente per strada, il sole, ancora basso, presto farà sentire il suo carattere caraibico, mitigato dalla fresca brezza proveniente dal mare.

 

malecon

Il clima primaverile, ci spinge senza fatica a camminare a lungo, percorriamo tutto il Malecon, a quest'ora semi deserto, solo qualche ragazzino che pesca e qualche turista che prende un po' di sole seduto sugli scogli.

Ci inoltriamo nei vecchi quartieri del centro, un grande palazzo, una bella piazza, si scoprono ogni tanto come per magia fra case diroccate e fatiscenti affacciate su strade e stradine malmesse dove passano o sostano grandi auto americane dai colori più improbabili, rosa, verde, fucsia, giallo, alcune semidistrutte ma ancora marcianti, altre come appena uscita dalla fabbrica e che fabbrica; Chevrolet, Pontiac, Ford, Crysler, la storia dell'auto sotto i nostri occhi e nelle mani di piccoli cubani. Camminiamo e davanti ai nostri occhi scorrono le immagini di un film, il tempo sembra fermo a 60 anni fa, prima della rivoluzione, manca solo una parte fondamentale di allora, gli americani e i loro dollari. Verso l'ora di pranzo, nonostante la moltitudine di ristoranti e ristorantini, paladar, e caffè, tra l'altro molto invitanti e per niente cari, preferiamo placare la fame con qualche ottima pizzetta acquistata lungo la Calle Obisbo, una delle più caratteristiche e frequentate strade centrali dell'Avana, al prezzo cubano di 5 pesos national, con un CUC ne prendiamo 4. pizzaQuesto sarà il prezzo del nostro pranzo oggi. Percorso il quartiere più caratteristico della città, l'Havana Vieja, dove son stati fatti i più importanti interventi di restauro sugli edifici, dove ci siamo fermati a riposare sulle panchine della Plaza de Armas. Ci siamo diretti poi nella bella piazza della Cattedrale con i suoi tipici ristoranti, non abbiamo potuto fare a meno di deviare passando davanti alla famosa Bodeguita del Medio, sosta obbligata di un numero impressionante di turisti che rende impossibile l'entrata, e poi di nuovo in calle Obisbo che finiamo di percorrere per arrivare al parco Central, che attraversiamo per ritrovarci davanti all'Hotel Inglaterra , pausa ricordi per la mia compagna di viaggio, che è stata qui molti anni fa. A pochi passi si può ammirare l'imponente facciata del Teatro de la Habana, costruito agli inizi del novecento in stile neo barocco. Poche centinaia di metri più in la si apre la piazza che ospita il Campidolio davanti al quale oggi è allestito l'arrivo di una corsa ciclistica internazionale, alla quale assistiamo con piacere ammaliati dal posto, dai colori, dal clima surreale che crea la vecchia decrepita architettura cubana, la gente in festa, l'arcobaleno di colori indossati dai ciclisti in sella a bici super tecnologiche, il sole, l'azzurro profondo del cielo, l'imponente palazzo che è il Campidolio, l'idea di trovarsi nel cuore di una capitale dove la gente non si fa problemi a stendere i propri lenzuoli , a fare il proprio lavoro quotidiano, proprio di fronte al più importante palazzo della città senza nessun divieto o riverenza. Arrivano i corridori per lo sprint finale, un po' di confusione, qualcuno cade, si rialza, niente di grave, vince un polacco, secondo uno, come annuncia un altoparlante, della ex Unione Sovietica, …. un po' di nostalgia comunista non guasta in fondo siamo nella Cuba del leder Maximo, Fidel.

campidolio Finita la festa visitiamo il Campidolio; costo del biglietto 2 CUC, evitiamo di pagare per la macchina fotografica. L'interno, come s'addice a questi palazzi, un po simili in molti paesi del mondo, è enorme, imponente, molte sale e saloni che portano i nomi di eroi nazionali e non, ma sempre "rivoluzionari". Verso la fine della visita una custode ci offre una visita supplementare all'ufficio che fu di Simon Bolivar, con fare circospetto come se fosse un'esclusiva solo per noi, per un CUC ci offre di farci sedere alla scrivania che fu dell'eroe con un ritratto dello stesso alle spalle e farci una foto, accettiamo divertiti. Ora abbiamo questa bella foto che metteremo in cornice per i posteri,che onore. La gentile signora, una volta pagato il corrispettivo ed usciti di scena , ha già altri clienti felici di farsi fotografare nella stessa situazione, anche loro in esclusiva. E' già pomeriggio, la stanchezza, per terminare il tour della giornata, ci consiglia di prendere il classico Bus turistico scoperto che fa il giro della città. Alla velocità della luce ci ha portati in posti un po' più periferici della città, come Piazza della Rivoluzione, il viale del Prado, ripercorrendo tutto il Malecon, con la luce del pomeriggio e la folla dei cubani acquista un'atmosfera diversa, più vera, rispetto al mattino. Rientriamo  a "casa Felix", doccia e cena all'aragosta con le coinquiline italiane, serata piacevole,   con il padrone di casa che tiene banco piacevolmente, da consigli per il proseguo della vacanza a tutti, aragosta cucinata alla cubana, in salsa, ottima ma soprattutto abbondante. La serata finisce con chiacchiere, saluti e un buon sigaro offerto da Felix.

il giorno dopo

Parte di questa giornata sarà dedicata alla ricerca di un'auto a noleggio. Facciamo diversi tentativi in varie agenzie, ma la prima che abbiamo contattato presso L'hotel President ci offrirà le migliori condizioni, e sarà li ,che nel tardo pomeriggio, prenderemo in consegna la piccola Atos che ci accompagnerà, o meglio, sopporterà la mia guida senza mai protestare per tredici giorni. Il resto della mattinata lo riserviamo alla visita del Museo della Rivoluzione. Un pezzo di storia recente ci scorre davanti come in un film, il mito del Che Guevara e del suo idealismo contagioso, dei suoi compagni rivoluzionari, i cattivi americani e i “traditori” russi, l'avventura del Gramma con l'arrivo sull'isola, la guerriglia sulla sierra e la fine di Batista, l'avvento di un mondo nuovo pieno di speranze, per questo piccolo grande popolo. La storia finisce li, l'oggi forse è tutta un'altra storia, interessante certamente, migliore di altre storie latino-americane, ma non facile e sicuramente diversa da come, forse, molti si aspettavano da quei  gloriosi giorni.

floridita

Abbiamo fatto poi, una sosta al Floridita e ci siamo trovati a sorseggiare un daiquiri accanto allo sgabello dove sedeva abitualmente uno dei suoi assidui clienti, Ernest Hemingway.

"Al Foridita aveva bevuto troppi daiquirí gelati, quelli grandi che faceva Costante, che non sapevano di alcool e facevano, mentre li bevevi, la stessa impressione che si prova a sciare su un ghiacciaio correndo tra la neve farinosa e, dopo il settimo o l’ottavo, la stessa impressione che si prova a sciare su un ghiacciaio non più in cordata ma isolatamente"
 (Ernest Hemingway, Isole nella corrente, 1970). 

Hemingway lasciò Cuba nel 1960, depresso e malato, per tornare negli Stati Uniti, non fece più ritorno a Cuba, la sua amata isola, si suicidò sparandosi ad una tempia l'anno successivo. Il locale non è più quello di una volta , è stato recentemente ristrutturato, ma per le vecchie foto di personaggi famosi passati da li appese alle pareti , il vecchio bancone di mogano e quello sgabello sempre vuoto in attesa ….. i pensieri che ti possoro passare per la testa , il suo particolare fascino lo mantiene.

Abbiamo fatto poi un giro in Cocotaxi guidato da una giovane e simpatica cubana, che oltre ad alcune chiese e palazzi, ci ha portato alla stazione centrale dei treni, ed infine ci ha stoppato davanti al classico museo del Ron, Habana Club, dove gli abbiamo lasciato 10 CUC e l'abbiamo salutata. La visita al museo è stata piacevole ed interessante, un buon rum alla fine ancora di più. Un breve giro fra le stradine dell'Habana vecchia e poi a casa, doccia e cena al ristorante Imperator proprio sotto la Torre, ma prima un aperitivo al trentaseiesimo piano del palazzo, vista mozzafiato sulla notte cubana.habana vecchia

la mattina seguente ........

La mattina è fresca e soleggiata, abbiamo ritirato l'auto all'Hotel Presidente, è piccola ma efficiente e nuova, il costo non è proprio modesto per 13 giorni ci costerà circa 800 €. ma le alternative per poter fare un lungo tour sull'isola con poco tempo a disposizione non sono molte. Partiamo immediatamente, destinazione Las Terrazas, ad ovest de l'Havana, verso Pinar del Rio passando per Mariel lungo la strada che per un tratto costeggia il mare. Paesaggi e panorami poco interessanti, strade dissestate, fino a Soroa dove ci fermiamo per un panino in un bel centro turistico, il Moka Hotel, il bar della piscina è rilassante e piacevole ci facciamo pure una pigna colata, ottima. Il nostro viaggio riprende e ci porta al centro de Las Terrazas, parco interessante, con resti di antiche fazendas dove si coltivava il caffè , casette per gli schiavi ed essiccatoi per il dopo raccolta. Ci attira il Canopy Tour, una passeggiata appesi ad un filo di acciaio sul lago e fra gli alberi ad una altezza di qualche decina dilas terrazas metri, breve ma emozionante. Una pigna colada seduti di fronte al lago prima del ritorno a l'Havana ci fa sentire in vacanza nella vacanza. Il rientro al Vedado è più difficile del previsto a causa della mancanza di indicazioni stradali, arriviamo che è già buio, il tempo di rimetterci in sesto ed usciamo a cena in auto senza meta, scelta non troppo intelligente che ci porta dopo vari giri molto vicino a casa, anzi proprio di fronte al ristorante della sera precedente. La serata, dopo il ristorante finisce a casa con Felix che ci racconta mezza storia di Cuba e ci da un sacco di informazioni per i giorni a venire.


il viaggio in auto.......... verso Trinidad....

Colazione abbondante a " casa Felix ", razione di raccomandazioni per la strada da seguire, e partenza con la piccola Atos per Playa Giron, siamo in forma perfetta per affrontare questa prima tappa del nostro viaggio che ci porterà all'estremo sud dell'isola, Baracoa. Purtroppo i nostri entusiasmi si placano presto, viste le difficoltà che incontriamo nell'uscire da l'Havana, non c'è una indicazione, un cartello, una scritta, che indichi una via di uscita, gira e rigira siamo sempre al punto di partenza o peggio su strade che portano in direzioni opposte. Dobbiamo seguire il consiglio di Felix, imbarcare una mappo umana, unico sistema per arrivare a destinazione, e così facciamo. Purtroppo non siamo molto fortunati, i due ragazzotti che facciamo salire per farci da guida, sono un po' furbetti, le indicazioni ce le danno ma vogliono essere pagati e anche profumatamente, riusciamo a scaricarli a fatica, lasciando qualche moneta per il servizio, cosa che non ci capiterà più, in quanto per il resto del viaggio abbiamo usufruito di questo servizio di scambio molto comune a Cuba, soltanto in cambio delle giuste informazioni. Consiglio vivamente a chi affronta un viaggio in auto sull'isola, se ha posti liberi di, far salire qualcuno che chiede un passaggio, con questo sistema oltre a garantirsi l'arrivo alla giusta destinazione avrà spesso anche una piacevole compagnia. Lungo la strada per Giron sosta obbligata presso un allevamento di coccodrillococcodrilli, turisti a go' go', foto a volontà in tutte le salse. A Giron la casa di Mario, indicataci da Felix, e facile da trovarsi, conosciamo i proprietari, marito e moglie professori di scuola superiore,molto ospitali, cosa comune in questo paese.Mario ci offre un discreto alloggio, ma soprattutto una cena a base di carne di " coccodrillo ", così dice lui.Pomeriggio in spiaggia , primi bagni nel piacevole mare caraibico di Cuba, ottimo relax, pochissima gente. Il paese non è granchè, ma vale la pena fermarsi anche solo un giorno per vedere i coccodrilli , magari fare una cenetta con la loro carne, e per la spiaggia e il mare che sono veramente belli.

piatto coccodrillo

Trinidad ..... è vicina.....

Saluti a Mario e consorte , ringraziamenti per l'ospitalità. Questo breve soggiorno ci costerà tutto compreso, anche del cocodrillo mangiato, appena 60 cuc (poco meno di 60 €.).Prima di arrivare a Trinidad facciamo sosta a Cienfuegos che dista da Giron circa una ora e mezzo di auto ( le distanze tra una città ed un'altra a Cuba è preferibile misurarle con il tempo piuttosto che in kilometri, visto come in questo caso, Giron dista soltanto 60 km, da Cienfuegos, colpa delle condizioni in cui versano, specialmente le strade secondarie.)A Cienfuegos arriviamo in piena festa del libro, tanta gente per strada, nei negozi, dappertutto, è una bella città che vale più di una fermata, visitiamo il bel teatro nella piazza principale, restaurato di recente, una sosta al Bar Palatino, un classico, del posto, e non poteva mancare una visita al Palacio de Valle, dove ci spariamo un fantastico Cuba libre sulla terazza, vecchia maitresseal suono gracchiante di un logoro piano torturato da una vecchia maitresse cubana agghindata alla maniera coloniale per la felicità del turista europeo. Facciamo altri giri per la città e quindi riprendiamo la strada per Trinidad. Per avere le solite informazioni stradali, diamo un pasaggio ad un ometto che ci sembra un po distrutto, poi ci informa che stava sulla strada ad aspettare un passaggio da circa 4 ore. Il tipo si rivela molto utile, abita a Trinidad, perfetto, ci informa su molte cose, dove mangiare aragoste a buon prezzo, dove alloggiare in città, su dove si fa buona musica, e via, e via, ma soprattutto conosce la strada a perfezione, sa dove si apposta la polizia per fare multe a chi corre, e sa pure dove sono le buche più pericolose, ci ha salvato da contravvenzioni e dalla distruzione della nostra auto, grazie , veramente di cuore. Arrivati a destinazione ci porta pure da un suo amico proprietario di una bella casa particular, dove poi alloggeremo per tutta la durata della sosta a Trinidad. Lo abbiamo salutato facendoli un piccolo regalo per i suoi figli, che ha accettato molto volentieri , commuovendosi pure. Il tardo pomeriggio lo passiamo fuori città ad Ancon, bellissima spiaggia a fianco di un grande Hotel per comitive occidentali. trinidad Ritorniamo per cena a casa, ci perdiamo per strada, e dopo una ora di ricerche, quando già stavamo sudando freddo, ritroviamo la nostra casa particular, che ci è sembrata ancora più bella e accogliente di quando l'avevamo lasciata. famiglia di trinidadFacciamo conocenza di tutti i componenti della giovane famiglia che ci ospita e che ci ha già preparato una ottima cena. Questa lunga giornata termina con una passeggiata notturna in centro città una sosta sulla bellissima gradinata per ascoltare musica e dove incontriamo le quattro ragazze italiane che avevamo conosciuto all'Havena da Felix, scanbio di impressioni, e travolti da musica, balli, mojto, cuba libre e profumo di sigari cubani ( qui mi permetto di chiamarlo profumo, in Italia se il mio vicino di tavolo o di viaggio si permettesse di accenderlo lo impalerei...) torniamo a casa a notte tarda per un meritato riposo.

secondo giorno a Trinidad.....

Oggi dedichiamo la mattinata alla visita della città: torre con belvedere,mercati dell'artigianato,antiche strade, la bellissima Piazza Major, patrimonio dell'umanità, il museo Romantico, un po' di acquisti e per pranzo una ottima pizza, poi pomeriggio mare, ad Ancon, questa volta un po' distanti dall'Hotel, spiaggia bianchisima, deserta, mare splendido,all'ombra di un grande albero, sole, tanto, mi viene in mente che per cena avremo aragoste,......... stesso colore nostro, speriamo bene! Trinidad non è una grande città, per visitare il suo centro storico qualche altra curiosità è sufficiente sostare un paio di giorni, quindi domani mattina faremo da qui una escursione in giornata a Santa Clara, due ore di viaggio (80 km. di strada....impossibile).

da Trinidad a Santa Clara....

Ieri sera abbiamo cenato nella nostra casa particular di Trinidad, a basa di aragoste, o meglio più che base esclusivamente aragoste, cucinate alla maniera cubana, con una ottima salsa di pomodoro, avevamo anche platano fritto , che non manca mai nelle nostre cene e buona birra cristal, e per finire un bel Coiba in terrazzo, con la musica che arrivava da lontano, chela cena era ottima e il nostro stomaco durante la notte ha lavorato bene, per fortuna.... perchè oggi stiamo percorrendo, credo la peggiore strada che mai abbia incontrato in vita mia; buche a non finire, anzi voragini dove si rischia di sparire e non venir mai più ritrovati, curve e tornanti, salite e discese, che farebbero vomitare anche quello che hai digerito una settimana fa; auto, autobus,camion con secoli di vita sulle trinidadruote, che ci vengono incontro, ci sfiorano, noi con la nostra piccola, indifesa, microscopica, "ultramoderna" Atos!! Due ore di tortura che abbiamo condiviso con una famigliola (il passaggio lo chiedeva la fanciulla ma una volta fermi dalla giungla è apparsa la madre e a ruota pure il padre..... che dovevamo fare... li abbiamo prese tutti e tre...)... per noi tortura, per loro un bel divertimento, un bel viaggio lungo e insolito con due turisti stranieri paonazzi dal mal d'auto e in costante allerta per non finire la corsa in buca, loro invece...tranquilli... anzi la fanciullina si è pure sgranocchiata felice un paio di chupa-chupa che le abbiamo regalato. Non tutto è stato negativo, la strada malconcia si, ma ai suoi lati si sono srotolati villaggi animati da varia umanità, spesso sorridente e salutante, con qualcosa da vendere, o soltanto incuriosita, sempre cordiale e una natura verde e rigogliosa che ci ha accompagnato fino a Santa Clara. Città anonima e anche bruttina, dal punto di vista architettonico, non c'è niente da vedere se non quello che è legato alle gesta e al mito del Che Guevara e dei suoi compagni. E non è poco. La statua in bronzo del Che, enorme, ti accoglie dall'alto del suo gran piedistallo al lato della gradissima piazza della Rivoluzione (ce ne una in tutte le città cubane...di piazza della Rivoluzione) frasi famose del mito si perdono sulla grande base del monumento, la memoria scorre veloce verso tempi lontani, quando il mito del Che era benzina che alimentava il fuoco di una ribellione giovanile in tutte le piazze del mondo nei confronti di vecchi schemi ormai logori. Non c'è molta gente in giro, questo rende la visita, più affascinante, più intima, in fondo siamo pur sempre di fronte alla storia recente, di fronte ai suoi eroi e ai suoi morti. Il museo racconta per immagini ed oggetti la vita del Che, da quando era bambino fino alla sua morte ed oltre, cioè alla traslazione dei suoi resti in questo mausoleo. L'atmosfera che si respira in questo posto, aldilà di convinzioni ed ideologie è di grande commozione, di memoria, è di ammirazione per un uomo che rinunciando adsigari un mondo di benessere nel quale era nato, si dedicò ad una causa e per la quale si sacrificò. Dopo il mausoleo altra sosta da non perdere è un altro monumento nazionale; il "treno blidato" che si trova all’entrata della città, dove passa la linea ferroviaria centrale, qui ci sono quattro vagoni con una motrice. Nel 1958 le forze dell’Esercito Ribelle, sotto la guida del Che Guevara, fecero deragliare questo convoglio carico di truppe e armi mandati a combattere dal dittatore Fulgencio Batista, nella famosa battaglia di Santa Clara, una delle più importanti azioni belliche della guerra contro il regime. A ricordo di tale scontro, rimangono oggi oltre al treno fatto deragliare dai rivoluzionari, i fori lasciati dai colpi di arma da fuoco, sulla facciata dell’hotel Santa Clara Libre, di fronte al Parque Central. La nostra visita di una giornata a questa storica città si conclude qui, per tornare non facciamo la stessa strada ma passiamo per Sancti Spiritos, la strada è migliore e più veloce, ci permette di arrivare a Trinidad abbastanza presto, giusto per una fermata a Playa Ancon per un'oretta di mare. Cena a base di pescado e per finire sigarone Cohiba siglo ll, in terazza.

...la mattina seguente....

camagueySaluti, scambio di indirizzo, promesse di ritono, e via alla volta di Camaguey, dove abbiamo previsto solo un breve giro in città per poi proseguire verso nord, verso le spiaggie di Santa Lucia. Questa piccola città meriterebbe un po' più di tempo, ci sono belle piazze, case e monumenti ben restaurati, che riusciamo a cogliere appena, facendo un breve tour con un risciò. Poi, strada, se così si può definire, in pessime condizioni, fino a Santa Lucia, dove arriviamo con un tempo da lupi, vento forte e temporale, il luogo si presenta in un apparente stato di abbandono, forse siamo già a fine stagione, molti alberghi e negozi, chiusi, la spiaggia che riusciamo a vedere non ha niente di invitante, anzi è sommersa dalle alghe, forse è anche bella, ma non in questo momento, il paese, poi, che si trova alla fine delle strutture turistiche, isolato, non è altro che una bidonville, attraente come può esserlo una discarica. Non esistono "case particular", non si trova facilmente un alloggio che non sia un villaggio o un Hotel, non vale la pena fermarsi a lungo, quindi decidiamo di partire per Baracoa, all'estremo sud dell'isola. Sappiamo che il tragitto estremamente lungo ci consiglirà di effettuare una tappa intermedia. Scegliamo di fermarci a Las Tunas, soltanto perchè sta facendo buio, e non è consigliabile viaggiare in auto di notte, non vedendo la superficie stradale rischieremmo di cadere in qualche buca, e finire li il nostro viaggio. Dormiamo a Las Tunas in una casa particular abbastanza vicina al centro città, la camera è come sempre ben tenuta e pulita, la proprietaria gentile e simpatica, ci indica un buon ristorantino dove mangiamo a poco prezzo una ottima cucina stile cubano. Notte di riposo, necessaria per affrontare il lungo viaggio che ci separa da Baracoa.

...pit-stop a Santiago...e arrivo a Baracoa...

baracoaLa Cubacar, la società che ci ha noleggiato l'auto, prescrive cotegoricamente un ceck con cambio olio dopo 3000 km., senza quasi accorgercene ci siamo baracoa cacaogià, questo ci impone di trovare una filiale per fare il tutto come da contratto. Santiago, seconda città di Cuba, ci dà questa possibilità abbastanza facilmente, anche se un po' di tempo lo perdiamo per via del nostro arrivo proprio all'ora di pranzo, e come in tutto il monto, o quasi, il pranzo è sacro, e quindi bisogno rispettare la pausa. Comunque alle 14,30 siamo di nuovo in viaggio verso Guantanamo, a Santiago abbiamo gia in programma una lunga sosta al ritorno da Baracoa. Guantanamo dista ottanta kilometri da Santiago, la strada è buona e si percorre in poco più di un'ora. A Guntanamo tiriamo dritto, la nostra meta è Baracoa, la strada passa lontana dalla città e dalla Base Usa, ma sia per il dispiegamento di militari cubani che per i cartelli minacciosi che tengono lontano tutti, e anche molte scritte antiamericane, ci si accorge che qualcosa di non molto gradito lì c'è. Ma comunque tutto nei limiti accettabili, niente di eccessivo. La strada prosegue, non incontriamo molte auto, improvvisamente ci appare di fronte a noi il mare, e che ci fara compagnia alla nostra destra per molti kilometri, circa quaranta dopodichè la strada piega a sinistra lasciandosi il mare alle spalle e dirigendosi dritta verso le montagne. Purtroppo oltre al mare ci lascviamo alle spalle anche il sole, sulle montagne di fronte a noi poggiano come un mantello di piombo grevi nubi piene di acqua, che non aspettano altro che il nostro arrivo per sgonfiarsi. La strada, ora in salita, taglia come una lama una sempre più folta e rigogliosa vegetazione, i soliti piccoli villaggi al bordo della strada si fanno largo fra banani e palme, l'odore della pioggia ora si fa più interso, c'è gente, perlopiù ragazzini che tentano di vendere povere cose; banane, arance, mandarini, caffè, oppure cioccolato, o collane fatte con piccole chiocciole colorate, ma soprattutto il "cucurucho", un dolce di cocco tritato e guava mischiati a miele, in un cono fatto di foglie di palma reale, che si trova soltanto in questa zona, la bellissima strada della Farola, che ci porta ad una cucuruchoaltezza di 686 mt. sul mare dei caraibi, per poi velocemente ridiscendere fino a Baracoa, antichissimo villaggio, isolato dal resto dell'isola, affacciato sull'oceano Atlantico, con la sua natura particolare e incontaminata. Un paradiso per gli amanti della natura, ma anche soltanto per chi cerca un posto tranquillo per poter trascorrere in pace un po' di tempo lontano dal "mondo".

..... abbiamo raggiunto la meta.... Baracoa...

....... segue ... appena trovo il tempo......